Radio Trapani Centrale

Quando Giorgio Zacco mi ha informato dell’iniziativa di ricordare la nascita di Radio Trapani Centrale, il 25 aprile di cinquant’anni fa, si sono aperti alcuni cassetti della memoria.

I ricordi che ne sono usciti si sono riannodati e hanno trovato una loro cornice nelle relazioni e negli interventi dei ragazzi che diedero inizio e poi slancio a quella esperienza.

Poco o nulla c’è da aggiungere a quanto ricostruito, se non le testimonianze personali di ciascuno, che Paolo Salerno – tutti lo ringraziamo per aver organizzato questa riunione – ci ha invitato a condividere.

Eccone alcuni, tra quelli che naturalmente sono emersi.

Il giornale radio

Ascoltavo questa nuova radio, per la novità in sé, per la musica, sicuramente, ma soprattutto per il giornale radio. Durante l’incontro del 25 aprile, ho ascoltato con piacere e divertimento gli aneddoti relativi alle scanzonate esagerazioni, con le quali si amplificava l’immagine della radio: “cari ascoltatori, trasmettiamo dallo Studio Centrale di Radio Trapani Centrale…” e lo studio centrale era una piccola stanza angusta di un modesto appartamento dove l’improvvisazione intelligente sopperiva a un’organizzazione ancora tutta da creare.

Ma per quel Giornale Radio di Saro Agliano non vi era nessuna esagerazione. I contenuti e la conduzione erano eccellenti. Lo reputo ancora il migliore che abbia mai ascoltato.

La redazione giornalistica

Oltre al giornale radio erano per me interessanti i numerosi dibattiti e discussioni che capitava di ascoltare. Si riportavano in radio gli argomenti di cui davvero si parlava tra ragazzi, senza i filtri e i paludamenti della radio ufficiale.

Fu una di quelle discussioni a portarmi a RTC. Aveva parlato alla radio Clara Salvo, e quello che aveva detto aveva provocato un seguito di interventi, con telefonate mandate in onda che si intrecciavano coi commenti in studio.

Una di quelle telefonate la feci io e, non ho presente i dettagli, mi trovai a far parte della Redazione Giornalistica. Redazione giornalistica! Così ci chiamavamo, forse pensando a un’esagerazione come quella del citare lo Studio Centrale. Ora, a distanza di anni, non lo penso più. Senza averne coscienza, quei ragazzi e quelle ragazze, quei ragazzini e quelle ragazzine sono stati una vera grande Redazione Giornalistica.

L’alluvione e l’impegno

E poi, l’evento che ci ha trasformati: l’alluvione. Come altri mi trovai alla Radio, impossibilitato a tornare a casa. Impossibilitato anche a lasciare quei microfoni che erano diventati un’ancora per i cittadini.

Quelli che ci trovammo lì, insieme ad altri che ci raggiunsero, quasi a nuoto, ci alternavamo ai microfoni raccogliendo richieste di aiuto e proteste. Mi torna in mente in particolare la telefonata di un ragazzo che ci affidava la sua protesta e la sua ricerca di giustizia; ci esortava ad indagare e a denunciare. La priorità in quei momenti era la messa in onda delle telefonate di quanti, affacciati alle finestre, vedevano auto in difficoltà e chiamavano la Radio. Quelle comunicazioni consentivano ai conducenti degli autobus, unici mezzi rimasti in grado di muoversi, di dirigersi dove c’erano vite da salvare.

Quella telefonata si chiuse con un impegno: finita l’emergenza, ci saremmo battuti per fare giustizia. Telefonate simili le ricevettero tutti coloro che si alternarono ai microfoni in quei momenti drammatici. Le risposte individuali divennero l’impegno di Radio Trapani Centrale.

Tanino

Tanino Rizzuto. Come non ricordarlo, come non dire che quell’impegno poteva essere onorato solo assumendo il rigore del miglior giornalismo. Nessun abbandono a lamentele generiche: fatti, solo fatti documentati e non smentibili. Tanino fu l’esempio autorevole che formò e guidò la Redazione dei ragazzi. Lo fece con una regia tanto efficace quanto invisibile. Non mi sovviene alcuna sua correzione o raccomandazione, alcun indirizzo esplicito. Ma tutti sappiamo che la sua presenza fu determinante.

Il giornalista della RAI

Venne alla Radio per informarsi. Tra le altre cose, mi intervistò. Lo accompagnava un tecnico del suono dotato di attrezzatura spaziale con luci, frecce, indicatori e quant’altro. Il giornalista aspettava, per porre la prima domanda, il segnale dell’uomo con le cuffie. Come il ciak in un film. Quando l’intervista finì, disse qualcosa del tipo: “Quanto vorrei girare anche io come voi, con quei piccoli registratorini portatili che avete, che vi consentono una presa diretta sulla realtà. Ma figurati, non me lo consentirebbero mai!”

La ragazzina e l’incontro con il padre

Una ragazzina, nei giorni successivi all’alluvione, nel pieno della battaglia per la verità e la giustizia, arriva felice alla radio. Deve raccontarci assolutamente una cosa. Aveva sentito il padre dire ai suoi amici: “Voi sostenete che a Radio Trapani dicono queste cose perché sono comunisti? E allora sapete cosa vi dico? Sono comunista anche io.” Il padre era un iscritto al Movimento Sociale Italiano e così parlava ai suoi camerati!

Gli aiuti

I Trapanesi chiesero che fosse la radio a distribuire gli aiuti che in tanti inviavano a chi aveva avuto la casa inondata. Potevamo farlo, perché tanti volontari si erano uniti a noi, con voglia di impegnarsi e dare aiuti concreti. Ci mancava forse esperienza organizzativa? A ripensarci razionalmente ora, sì. Ma potevamo esimerci, non rispondere alla fiducia che ci veniva data? Non ci pensammo un attimo. Ciccio, te la senti? Ciccio se la sentiva. Dopo circa una settimana mi trovai a passare dalla chiesa del Sacro Cuore, divenuta centro di raccolta e quartier generale dell’organizzazione che distribuiva gli aiuti. Rimasi stupefatto dall’ordine e dall’efficienza che vi regnava. Ancora oggi penso: Ciccio era un talento organizzativo nato o lo divenne immediatamente e miracolosamente in quel contesto. Non mi sono mai dato una risposta, ma qualunque essa sia, grande Ciccio Venza.

Una trasmissione affidata ai bambini

Sì, bambini che, in autonomia e senza tutori o supervisori, gestivano un loro spazio nel palinsesto. Uno di questi era mio fratello Marco, che aveva sette anni. A ripensarci: pazzesco e fantastico!

Il colpo di stato

Una volta si mise in onda un colpo di stato a RTC. Venivano estromessi i “komunisti” e si instaurava un regime di colonnelli che inaugurava la nuova politica culturale trasmettendo canzoni della tradizione, finalmente riabilitate. Tutto improvvisato, con un Pierangelo Traballi irresistibile nella sua imitazione del colonnello con accento tedesco vagamente nazista. A sorpresa, arrivarono anche telefonate di affettuoso apprezzamento per la buona musica.

La lettera dalla questura

Quando arrivò, l’aprimmo pensando: “Ci vogliono chiudere, vediamo cosa ci contestano.” Non ci contestavano nulla! Ci invitavano ad una conferenza stampa insieme ai giornali titolati come il Giornale di Sicilia. Si avverava la previsione di Giorgio Zacco: “Tranquilli, non ci chiuderanno mai, perché siamo in una fase di espansione del mercato e il processo capitalistico… eccetera eccetera!”

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