Un amore di radio…
Primavera del ’76. Trapani, palazzo Platamone, redazione staccata del quotidiano L’Ora di Palermo. Ci si occupava delle pagine di cronaca di Trapani e provincia. Quel pomeriggio stavo scrivendo il mio solito articolo di sport. Ad un tratto mi si avvicinò Tanino Rizzuto, il responsabile della redazione: “Franco ti devo parlare, poi devi venire con me. Ti porto a conoscere dei ragazzi che di recente hanno fondato Radio Trapani Centrale – mi disse ad occhio e croce – Oltre a tanta musica trasmettono anche un notiziario per cui hanno voluto me come direttore responsabile. E tu mi devi curare lo sport”. Credo sia stato l’indomani, salimmo all’ultimo piano di palazzo Riggio, in via Turretta. E li incontammo i fratelli Novara, che di quella emittente sono stati gli ideatori, ed altri ragazzi, quasi tutti studenti, chi universitario, chi ancora alle superiori. Ambiente scarno, poco illuminato, attrezzatura essenziale per la messa in onda, in parte recuperata, montata (e spesso riparata) da ragazzi che uscivano dall’Industriale, pareti insonorizzate con contenitori per uova di cartone. Mi accolsero subito bene, poca esperienza ma un entusiasmo contagioso. E ne fui presto coinvolto. Dissi subito di si anche se non avevo idea di cosa mi aspettava. Come giornalista di carta stampata ero già uno navigato, avevo 28 anni ed avevo iniziato quando non ne avevo nemmeno 17. Con un microfono in mano, però, non sapevo da dove cominciare. Gli unici riferimenti erano le trasmissioni sportive della Rai alla quale qualche mese prima la Corte Costituzionale aveva tolto il monopolio delle trasmissioni radiotelevisive in ambito locale, dando la stura al proliferarsi delle radio libere.
Ero alle prese con i preparativi del mio matrimonio in quel periodo, ma feci in modo di ritagliarmi degli spazi da dedicare a quei ragazzi, inserendomi con le notizie sportive nei loro giornali radio. E fu così che cominciò una delle pagine più belle della mia lunga storia giornalistica. Un punto di ritrovo più che una redazione quella, dove scambiarsi idee e inventare programmi, musicali e non. Tutti volti a fare presa sugli ascoltatori, giovani e non. Scelte azzeccate perché presto Radio Trapani Centrale divenne la più sintonizzata fin dove giungeva il suo segnale. Le notizie sportive e la musica, quella più vicina ai giovani, ne divennero presto i punti di forza.
Da li in poi, per me, un susseguirsi di esperienze, di autentiche avventure talvolta. Un prezzo da pagare al mio “noviziato” radiofonico, ma accettato col solito entusiasmo. Fu così che da li a poco cominciammo anche a pensare “in grande”: trasmettere le radiocronache delle gare in trasferta del Trapani calcio. Pionierismo puro. Niente telefonini allora. Partivo con una matassa di fili di telefono che i ragazzi mi preparavano alla vigilia. A me il compito di trovare la “presa” cui allacciarmi, perché allora da dentro gli stadi era difficile trasmettere, spesso non ci facevano entrare. La prima radiocronaca non la dimenticherò mai: 24 ottobre 1976, Bari, il vecchio Stadio della Vittoria, contro lo squadrone dei vari Ferioli, Maldera. Consonni, Materazzi, Frappampina, Penso. Vinse il Bari per 1-0 ma ricordo ancora il brivido che provai a pochi secondi dal termine, quando il gran sinistro di Mauro Beccaria fece tremare la traversa del possibile 1-1. Sarebbe stata un’impresa! Raccontai la partita accovacciato in curva, collegato con un lungo filo ad un telefono di un ufficio dello stadio, grazie alla collaborazione dei ragazzi di una radio locale che si ispirava ad Aldo Moro. L’anno dopo andò meglio: rubai in tribuna la linea dalla presa della Gazzetta dello Sport, il giornale per il quale dal 1981 iniziai a scrivere. Quella di Bari fu la prima di tante avventure vissute in trasferta, raccontando le partite ora dal tetto di un palazzo (Latina, Siracusa), in piedi sul davanzale di una finestra (Campobasso), da un balcone (Benevento), o dal tetto di una casa, come a Sorrento, sotto una bufera di acqua e vento, con mio compare Mario Oddo che invano cercò di proteggermi con quel che restava di un ombrello. Queste e tante altre avventure. Ma importante per me era raccontare e far vivere la partite del Trapani fuori casa, costi quel che costi. La giovane età, l’entusiasmo, e talvolta l’incoscienza mi erano amiche in quel tempo.
Molti anni da allora son passati, la memoria non è più quella di una volta, ne ho abusato inserendovi troppi files forse. Ma ancora certi momenti, nomi, episodi, fanno parte di quella che è stata una delle più belle esperienze della mia vita. Unico ricordo che mi fece stare male? La sera del 5 novembre del ’76. Ero in radio da solo, nella sede di via Vespri. Venne giù una bufera, arrivò la violentissima alluvione che sommerse Trapani e dintorni, provocando morti, distruzioni a infrastrutture e abitazioni. Mi ritrovai mio malgrado, per tutta la notte, a fare da ponte con i cittadini, diffondendo notizie e consigli che mi pervenivano da Comune, Vigili del Fuoco e altre istituzioni. La mattina mi diedero il cambio. Mi vennero a prelevare i Vigili del Fuoco da un balcone del palazzo. Lo squardo andò subito dove la sera avevo lasciato la mia 500. Ne scorsi appena il tetto, sommersa com’era di acqua e fango. Un autentico al colpo al cuore. TP 93670: a quella targa mi legavano momenti indicabili, da fidanzato e da appena sposato, compagna del mio viaggio di nozze. Non riuscii a recuperarla, a rimetterla in sesto. Ricordo che quando me ne separai non riuscii a impedire che qualche lacrima mi bagnasse il viso. Anche questo un ricordo che mi lega forte a Radio Trapani Centrale. Un amore di radio.
Franco Cammarasana