provo a raccontare  la mia esperienza in Radio Trapani Centrale, per quanto mi accorgo che i ricordi di fatti così lontani nel tempo e diversi da tutto il resto della mia vita, si fanno incerti e lacunosi. Posso riferire di singole situazioni e immagini che si sono fissate nella mia memoria che certamente sono parziali e magari non corrispondono ai momenti cruciali di quella meravigliosa vicenda. Dico questo perché le informazioni che derivano da questi mie appunti saranno certamente lacunose e magari anche imprecise, e solo affiancandole a quelle degli altri protagonisti possono contribuire a ricostruire la storia di RTC.

L’idea di fondare una Radio Libera nacque ad alcuni liceali, durante la loro villeggiatura estiva a Erice. Si trattava innanzitutto di Cicci (Francesco) Novara e del suo amico (e credo compagno di scuola) Orazio Mistretta, con il fratello più piccolo del primo, Ninni (Giovanni), e la sorella di Orazio, Maria Pia; con loro ricordo Duilio Maltese e Maurizio Rocca, forse anche Alessandra Camassa.

Al loro rientro a Trapani, questa idea fu al centro delle conversazioni in quelle settimane di settembre che precedettero la riapertura della scuola. Naturalmente, nel corso della prima fase di preparazione dell’apertura della radio vi fu una ampia cerchia di compagni di scuola, amici e conoscenti degli ideatori che furono interessati all’iniziativa. Molti furono magari ad un passo dal farne parte, ma poi non parteciparono alla gestione concreta di RTC. Nel rispondere alla tua richiesta, di chi furono i fondatori di RTC, riesco a ricordare soprattutto coloro che ebbero un ruolo attivo nella preparazione logistica e nel primissimo periodo della radio libera, curandone le trasmissioni o partecipando alla redazione giornalistica o all’organizzazione operativa. Tra questi c’eravamo, assieme al nucleo originario,  io e mio fratello Gaspare, il mio amico Rocco Pollina e i miei compagni Riccardo Mazzocchio e Massimo Petralia. Quando iniziarono le trasmissioni molti altri ampliarono il gruppo di coloro che conducevano le trasmissioni: c’era il bravissimo giornalista sportivo Franco Cammarasana, la coppia affiatatissima Gervasi e Manoguerra, un ragazzo giovanissimo che teneva dei programmi di musica da discoteca di cui non ricordo il nome (si vede bene al centro di una delle foto pubblicate, ben riconoscibile per i suoi inconfondibili occhialoni).  Riccardo Mazzocchio teneva una splendida trasmissione di jazz, insieme a Roberto Naso, uno dei proprietari del negozio di dischi BABONAKI di via Turretta. Il ruolo di direttore responsabile fu assunto addirittura da un giornalistica professionista che proveniva dal giornale “L’Ora” di Palermo, Tanino (Gaetano) Rizzuto, di cui solo nei mesi successivi abbiamo saputo dell’impegno contro la mafia. Della redazione giornalistica ricordo che facevano parte Giorgio Zacco, Ninni Novara, mio fratello Gaspare, Alessandra Camassa e io. All’organizzazione della radio si aggrego Paolo Salerno.

Il primo scoglio fu ricercare le risorse necessarie per acquistare l’attrezzatura minima indispensabile: ho una fotografia in cui si vedono quasi tutti i potenti mezzi con cui si partì: due giradischi (non presenti nella foto), un registratore revox (che consentiva di preparare e mandare in onda registrazioni fino a 4 ore di musica, per coprire i momenti in cui mancava la diretta), un lettore di cassette, un piccolo miscelatore a poche vie, due microfoni, un amplificatore e il trasmettitore e l’antenna trasmittente. Ricordo ancora bene la predisposizione dello studio nella prima sede a palazzo Riccio, in pieno centro, con le pareti isolate con i cartoni quadrati da uova ricoperti con sacchi di iuta e l’antenna piazzata sul tetto del palazzo da noi stessi.

Il Trasmettitore fu il vero scoglio tecnologico da superare: un radioamatore ci aveva assicurato che avrebbe potuto fornircene uno, adattando un “baracchino” alla giusta frequenza e potenza con cui trasmettevano le radio libere, ma dopo diverse settimane senza risultati Cicci e forse Orazio si recarono, credo sotto natale, a Milano ad una fiera del settore e tornarono con quello scatolotto di latta che si può vedere nella foto, posta sopra tutte le altre attrezzature. Un interruttore on/off, una potenziometro, ovviamente tenuto sempre al massimo, e la corrispondente lancetta.  Un apparecchio FM stereo probabilmente di seconda mano, poco potente ma funzionante, che risolse anche il problema della frequenza delle trasmissioni: era tarato sui 102 e 300 Mhz e così RTC si collocò lì,  quasi a chiusura della banda delle frequenze medie.

Per comprare i potenti mezzi e avere una minima disponibilità economica, assieme ad un nostro contributo iniziale organizzammo una raccolta di fondi presso i negozi trapanesi, raccogliendo i loro contributi con l’impegno a ripagarli con pubblicità gratuita nel primo periodo di trasmissione. Tanti ragazzi girarono per la città con queste mazzette di biglietti colorati e numerati (come nelle questue parrocchiali). Ricordo che in ciò si distinse Massimo Via, che poi non fece parte della radio libera.

Fu costituita una SRL che risultava essere formalmente la proprietaria della radio e di cui fecero parte semplicemente coloro che erano maggiorenni tra i partecipanti al gruppo organizzatore. Io ricordo Cicci, Orazio e Gaspare. A tal riguardo occorre richiamare il contributo decisivo alla nascita di RTC che ricevemmo dallo zio di Cicci, l’avvocato Liotti, che come un angelo custode, discreto ma sempre disponibile, curò tutte le attività amministrative e logistiche indispensabili per avviare la radio: la sua registrazione presso il Tribunale di Trapani come testata giornalistica, la costituzione della società, la stipula dei contratti di affitto dei locali utilizzati, ma anche l’acquisto degli arredi da ufficio per la seconda sede in via Vespri (in cui ci spostammo dopo poco tempo) e chissà quante altre attività.

Ho letto sull’account indicazioni non complete sulla sigla di inizio e fine delle trasmissioni della radio. All’inizio si avviava il famoso preludio del brano di Richard Strauss  “Così parlò Zaratustra”, noto perché utilizzato come colonna sonora del film “2001 Odissea nello spazio”, lento e solenne, che dà l’idea della creazione del mondo e della sua evoluzione. Al culmine di questo crescendo, partiva il brano funky che viene ricordato nel gruppo di discussione su facebook. Una sigla ironica e scanzonata, il cui messaggio era evidente: -“arrivano i giovani delle radio libere per rinnovare la musica e la cultura tradizionali!”.

Effettivamente la qualità della musica trasmessa e i programmi di informazione o intrattenimentorappresentavano un salto culturale per la nostra città. Si poteva lasciare la radio accesa per ore senza mai annoiarsi tra rock inglese, jazz, musica italiana, disco music ma anche rubriche sportive, momenti di informazione, programmi culturali, con conduttori capaci e disc jockey che sarebbero poi diventati famosi: uno per tutti, Wolly Cammareri; ma anche tentammo l’esperienza dei programmi autogestiti da parte di associazioni culturali e del terzo settore. La mia preferenza andava però per i “notturni”, quegli spazi dilatati che andavano dal dopo cena alla mezzanotte o poco più, in cui potevi trasmettere brani di ogni tipo anche dalla durata di decine di minuti, seguendo il filo che li accomunava o andando per contrasti. Io tenevo, in particolare, un programma sulla musica italiana (cantautori e gruppi italiani di progressive rock), uno sulla west coast e partecipavo ai notturni.

Fammi ricordare infine l’informazione di qualità, che veniva fornita da RTC, per la prima volta, in diretta e al di fuori dei quotidiani a stampa. Tanino Rizzuto, assistito dalla redazione, predisponeva un vero e proprio radiogiornale quotidiano, con le principali notizie locali e non solo, in cui si esprimeva con nettezza l’orientamento progressista e non commerciale della radio, nettamente schierata contro la mafia e i potentati locali, che si interessava di lavoro precario, dei servizi pubblici carenti, ecc.

Ricordo in particolare il ruolo che RTC ebbe nel corso dell’alluvione dell’autunno del 1976 che causò ben 16 morti e danni rilevantissimi alle infrastrutture e alle abitazioni soprattutto in quartieri degradati della città. La radio per un caso fortuitamente non subì mai l’interruzione della corrente elettrica e così poté trasmettere ininterrottamente nei giorni successivi, fornendo non solo informazioni sulla situazione conseguente all’evento catastrofico ma anche quella che ora si chiama la comunicazione istituzionale circa la viabilità, i servizi pubblici erogati, le misure di somma urgenza assunte dalle Autorità (oggi si direbbe di protezione civile). Il mondo che ruotava intorno alla radio fu attivo nella predisposizione di centri di raccolta di beni di prima necessità per i cittadini colpiti dall’alluvione (alimenti, vestiario ecc.): ricordo in particolare il nostro impegno nel centro organizzato nei locali della parrocchia di Santa Teresa.

La mia esperienza ad RTC, si interruppe dopo due anni dall’avvio delle trasmissioni, quando dovetti dedicarmi alla preparazione dell’esame di maturità; subito dopo partii per l’università “in continente” e iniziai un’altra vita.

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