Ricordare la felice parentesi della mia esperienza di vita a Radio Trapani Centrale non è semplice, perchè ancora oggi sento la mancanza fisica di Francesco “Cicci” Novara cui ero legato ben oltre la radio, essendo stati compagni di scuola ed appuntamento fisso delle mie presenze ad Agrigento.

Grazie alla Sua fantasia ed intraprendenza è sorta – per gioco prima e per la sua naturale evoluzione dopo – la radio con la prima sede in via Turretta “supira u Zu Tuzzu l’acqualoro”.

Insieme a Lui tutta una serie di grandi “personaggi” che ci vorrebbe una enciclopedia per nominarli tutti che nel tempo hanno scritto importanti capitoli nella storia della nostra città.

La mia testimonianza di presenza e collaborazione si riassume essenzialmente in due momenti assolutamenti diversi e lontani tra di loro.

il primo – più esteso nel tempo e negli anni , ma anche più “giocoso”- che era quello di raccontare eventi sportivi insieme a Franco Cammarasana, per il calcio, a Paolo Brugnoli, per il basket. Ed essendo “pionieri” anche nel raccontare tali eventi ci sono aneddoti come quando Franco con una lunghissima prolunga telefonica quasi avvolse un palazzo per effettuare una radiocronaca, o – e questo mi riguarda – appollaiato su una impalcatura all’interno dello “scatolone” di reggio calabria per raccontare uno spareggio di basket tra Edera Trapani e Virtus Ragusa.

La seconda – triste ma toccante e importante momento di crescita personale e di gruppo – è quello legato alla alluvione che colpì Trapani nel 1976.

Divido in due momenti tale esperienza:

Il primo: la Radio era in via Vespri. Riuscì a raggiungerla non senza fatica e ci rimasi per quasi 48 ore di fila. Trovai in radio un paio di pantaloni per cambiare i miei che nonostante gli stivali erano totalmente “assammarati” d’acqua.

Mi fu affidato un compito. Rispondere al telefono. Le dita della mano sinistra sui “pistolini” dei vecchi telefoni che ti garantivano la linea e la cornetta nella mano ed orecchio destro. Difficile dire a quante telefonate risposi ed a tutte le ore della sera, notte, giorno seguente e poi nuovamente sera, notte.

Avevamo l’elenco delle vittime e le telefonate più tristi erano proprio quelle in cui chiedevano se era vero che tizio o caio era in quell’elenco. Per pura casualità tra coloro che persero la vita c’era un omonimo di uno dei medici oculisti più conosciuti allora in città e potete immaginare quanti mi chiesero se si trattava del dottor…….

Il secondo fu quando – qualche giorno dopo –  decidemmo di mettere su un centro di raccolta viveri ed abbigliamento da destinare alle famiglie più bisognose. Paolo Salerno mi chiese se mi sentivo di coordinare tale centro che se non ricordo male era in un salone della chiesa del Sacro Cuore in via Fardella. Accettai senza pensarci sopra. La risposta della città e delle persone che si misero a disposizione per portare aiuti in ogni luogo fu incredibilmente positiva. Fummo inondati sia di viveri che di abbigliamento. ognuno portava un amico per la consegna dei “materiali” e riuscivamo a coordinare il tutto tramite i walkie tolkie che alcuni radioamatori ci misero a disposizione visto che nel 76 i cellulari non esistevano. Tornando lentamente alla normalità con il deflusso delle acque ma con una impressionante presenza di fango lungo le strade della città il nostro compito ed il nostro supporto – giustamente- si affievolì ma, la Città ci riconobbe il grande merito dei servizi e degli aiuti che eravamo riusciti a fornire.

La Città ci riconobbe anche il merito di avere rappresentato in pochi giorni una capacità e forza emergente in grado di sopperire alle “ataviche mancanze governative” visto che non era la prima e non sarebbe stata l’ultima alluvione che aveva e che avrebbe colpito ancora la città. Questo ultimo passaggio fu evidente anche dalla enorme partecipazione popolare che partecipò alla raccolta firme che organizzammo per manifestare rabbia e voglia di cambiamento che sono comunque innate in tutti i ventenni di allora, di oggi di sempre.

ciccio Venza

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