In un pomeriggio del 1976 di un giorno non precisato (nel senso che non me lo ricordo), un gruppo di ragazzi e ragazze tra i 17 e i 20 anni era riunito nel soggiorno di un appartamento del centro storico di Trapani.
La casa era quella dei miei genitori e tra quei giovani c’ero anch’io.
Avevo 17 anni. Come molti di loro, studiavo al Liceo Classico Ximenes.
Mia madre, animata dalla ancestrale ospitalità della nostra isola, distribuiva senza sosta piccoli panini, fette di torta e coca cola. Credo che non avesse la minima idea del motivo che aveva indotto quei giovani ad organizzare quella sorta di riunione sediziosa proprio tra le sue mura domestiche.
Quel pomeriggio nasceva Radio Trapani Centrale (RTC). enivano gettate le basi di un’ idea, di un progetto, su cui si stava discutendo da tempo: dar vita ad un’emittente libera ispirata ad una linea che, con una terminologia attuale, si potrebbe definire progressista. Di lì a qualche mese, quell’idea avrebbe preso corpo e la Radio avrebbe iniziato a trasmettere.
E’ passato tanto tempo e non ricordo i volti e i nomi di tutti coloro che erano presenti in quel pomeriggio. Due care persone le ho ritrovate nelle notizie su RTC che ho visto circolare in questi giorni su Internet: Francesco Novara (Cicci), sicuramente uno dei principali artefici del progetto, e suo fratello, Antonino Novara (Ninni), mio coetaneo e compagno allo Ximenes.
Nel settembre 1977, trascorso un anno e dopo aver collaborato a diverse trasmissioni di RTC, avrei lasciato la Sicilia per motivi prima di studio e poi di lavoro.
Da quel pomeriggio è davvero trascorso tanto tempo, ma ho ancora chiare alcune delle ragioni che ci spingevano a quell’impresa: eravamo fiduciosi sul fatto che il mondo potesse realmente diventare un luogo migliore e credevamo giusto dare il nostro contributo a beneficio della nostra città. Eguaglianza, giustizia sociale, attenzione per i diritti civili, per i più deboli erano i valori che ci animavano.
Ormai ho un’età veneranda e il genere umano ha avuto a disposizione parecchio tempo (e devo dire che si è impegnato a fondo) per smentire molte delle nostre aspettative di giovani del ’76.
Però, ancora oggi, ogni tanto, mi sembra di intravedere segnali di speranza per il futuro e, soprattutto, mi sembra che i ragazzi delle ultime generazioni siano pronti a coglierli e a fare la loro parte.
Non ho più rivisto gli amici di Radio Trapani Centrale, ma mi piace immaginare che tanti di loro la pensino come me.
Buon 25 aprile a tutti.
Maurizio Rocca