Lo scorso 25 aprile abbiamo festeggiato il 50° dalla fondazione di Radio Trapani Centrale.

Ancora oggi molti si chiedono come è nata l’idea di dare vita a questa iniziativa unica nella storia culturale e socialedi questa nostra città. Per comprendere quei momenti, bisogna raccontare almeno un pezzo della nostra storia.

Con Lui siamo stati compagni di scuola per otto anni. Prima alle medie, eravamo nella stessa classe, poi al LiceoClassico, siamo diventati compagni di banco.

Al liceo, Lui sedeva alla mia destra. Lui è Cicci, naturalmente. Il problema era proprio la posizione: stando Lui allamia destra, non sempre riuscivo a vedere bene cosa scrivesse. Il fatto è che Cicci era il più bravo della classe in latino(ho sempre pensato che durante l’allattamento la signora Ernestina gli parlasse in latino, per questo gli veniva facilela traduzione dal latino).

Ǫuesta materia per me era difficile e astrusa. D’altro canto, senza falsa modestia, posso dire che, in greco, ero io ilpiù bravo della classe. Ǫuindi la situazione era questa: lui faceva le versioni di latino ed io le copiavo. Io facevo leversioni di greco e lui le copiava: 0 a 0 e palla al centro.

La nostra posizione però creava problemi: lui era alla mia destra e nessuno dei due era mancino. Pertanto, quandoCicci metteva il vocabolario sul lato sinistro del banco, io facevo una gran fatica a leggere quello che scriveva. Sepoi appoggiava il gomito sul vocabolario, per tenersi con la mano la guancia, io rischiavo di non vedere niente.Ǫuindi era regolare che mi incazzassi, col risultato che si beccava qualche gomitata sul fianco. Viceversa, a lui siaprivano intere praterie durante le versioni di greco, perché niente impediva la sua vista. Una volta lo ho minacciatodi diventare mancino e fare lo stesso giochino col vocabolario di greco, così gli avrei fatto finire il babbìo.

Decidemmo allora di adottare una misura risolutiva, una mossa che usano gli scacchisti famosi nei tornei: l’arrocco.Durante le traduzioni di latino, mi spostavo alla sua destra, così avrei potuto copiare senza problemi, per il restoriprendevamo il nostro posto normale.

Se ne accorse il nostro insegnante di latino e greco, Gnazino Barraco, che ci portò in Presidenza per farci unlisciabusso pressappoco cosi: “Mistretta, Novara. Ho qui le vostre ultime due traduzioni in classe di latino e digreco. Nella versione di latino avete fatto un solo errore, nello stesso posto. Nella versione di greco è successa lastessa cosa. Mistretta ha copiato da Novara il latino, Novara ha copiato da Mistretta il greco. Se succede ancora, vimetto due confetti ciascuno (un confetto era il 2 sul registro, invenzione di Gnazino Barraco) e vi mando uno in Groenlandia e l’altro in Tasmania”. Mitico Gnazino, 55 anni prima di Trump, lui pensava alla Groenlandia. Si incazzòassai perché io sorridevo, ma non gli potevo spiegare che avevo pensato di preferire la Tasmania perché acongelarmi le palle in Groenlandia non ci tenevo proprio.

Comunque, per un po’ evitammo l’arrocco.

Ǫuesto fatto è importante perché fa capire meglio anche il resto del nostro rapporto di amicizia. Sostanzialmente,l’idea della Radio ci venne dopo che superammo la crisi del settimo anno ed anche quella dell’ottavo anno (se mai cene fu una).

Spesso studiavamo insieme, di solito io andavo da lui a Paceco, altre volte veniva lui a casa mia. Cosa facevamo?Ascoltavamo musica, mentre studiavamo o facevamo finta di studiare.

 

Poi ci venne l’idea di produrre un disco tutto nostro: i musicisti eravamo noi due, suo fratello Ninni e mia sorellaMaria Pia (mia sorella Cinzia, una vera pianista, non si metteva certo a fare queste cose con i decerebrati chegiravano per casa). Io ero un fan sfegatato di Carlos Santana, ed a casa dei miei trovammo spunto per realizzarequalcosa di creativo: musica di quarta generazione (cosa che l’AI ed i LLM odierni si possono nascondere). Sultavolo della mia stanza (il soggiorno di casa) c’era un vaso di vetro col collo lungo, dal quale uscivano dei fiori con lo stelo e la corolla di un metallo leggero. Scoprimmo che prendendo questo fascio di fiori finti nel pugno di una manoed agitandoli, si produceva un suono simile all’introduzione di un brano dell’album “Caravanserai” di Santana.Chiamammo il nuovo strumento “i santana” e lo usammo per produrre il nostro primo album, una cassetta stereo7 di60’, con due facciate da 30 minuti l’una. Intitolammo il nostro album “Abbiamo tutti un cesso da pulire…”. Ǫuestotitolo è legato ad un altro strumento usato all’inizio di ogni facciata: il rumore fatto dallo sciacquone del gabinetto diservizio di casa dei miei genitori. Produceva lo stesso (quasi) suono dei piatti con cui iniziava la sigla di apertura deiprogrammi RAI (la famosa sigla in b/n con le antenne ed i fasci di suoni, emblema dell’inizio delle trasmissioni RAI).

Ǫueste nostre attività erano l’orgoglio dei miei genitori: tante volte, durante la lavorazione del nostro album, miamadre mi chiamava in disparte per dirmi: “ori mio, (quando iniziava col mio nomignolo di bambino, capivo chequalcosa stava andando storto), ori mio, certe volte mi sembra di avere messo al mondo un figlio cretino!”. Subitodopo partiva la chiamata di correo a mio padre: “Pino! (mio papà si chiamava Giuseppe), Pino!, che abbiamo fatto dimale per meritarci un figlio così?”

Io gongolavo. Una volta, ricordo che le risposi: “mamma, ti ricordi quando ero piccolo e mi portavi con te a scuola? Tiricordi che mi piacevano i numeri? Allora tu e le tue colleghe dicevate che avevo il pallino della matematica. Mi avetetraumatizzato ed alterato lo sviluppo: io di notte mi toccavo la testa alla ricerca di questo cazzo di pallino, ma non loriuscivo a trovare. Ti ricordi che una volta ti chiesi pure se correvo dei pericoli imminenti a causa di questo pallino?Bene per me questo pallino era la Kriptonite: può darsi mi abbia fatto rimbecillire il pallino?”.

Ǫuando lo raccontavo a Cicci, ci ammazzavamo dalle risate, e lui mi raccontava che, in maniera molto più soft, suamadre gli diceva che forse le cose che facevamo erano un po’ eccessive, che lo vedeva irrequieto, o agitato. Ǫuindi,come Gianni e Pinotto, lui era l’eccessivo, io facevo il cretino.

Ma va bene così, ce la spassavamo. Ǫualcuno pensava che tra di noi ci fosse gelosia ed invidia. La verità era un’altra:cercavamo di superarci a vicenda in tutto e per tutto. Durante la preparazione per l’esame di Maturità passavamointere giornate a giocare a ping pong: abbiamo finito la preparazione che stavamo 375 e 376 (partite!). Certe volte ioero avanti coi punti, il giorno dopo lui si pigliava la rivincita. E nessuno concedeva spazio all’altro! Volevamo vincere e battere l’avversario, quale amicizia! Eravamo avversari veri, al tavolo da ping pong.

Un giorno del 1976, non mi ricordo esattamente quando, ma sicuramente dopo la pubblicazione del primonumero del quotidiano “La Repubblica” (che anno straordinario fu il 1976!), Cicci mi disse: che ne pensi sefacciamo una radio libera a Trapani?

L’agitato e il cretino ne stavano organizzando una nuova, assieme a Ninni, che non finiva di fare scappare la miagatta (la Pucci), quando veniva a casa mia con la chitarra. La mia gatta, la Pucci, era una audiofila molto esigente equando sentiva Ninni strimpellare la chitarra si andava a rifugiare sotto il letto dei miei e spariva per ore.

 

Vennero coinvolti nell’agitazione anche i compagni di classe di Ninni, anche questi colti da raptus vari. Insomma, pertrasmettere serviva un trasmettitore e l’idea fu di ingaggiare un radioamatore con abilità nella manipolazione dicircuiti elettrici, per modificare un impianto CB (Citizen Band, le frequenze dei radioamatori) per alzare le frequenzefino ai 100 Mhz circa, nella banda della Modulazione di frequenza FM.

Il radioamatore si rivelò un fallimento, forse perché aveva capito che non avevamo quelle motivazioni ideologiche opolitiche a cui lui si ispirava, e questo trasmettitore non venne mai terminato.

A quel punto, facemmo una colletta e con i soldi raccolti io e Cicci andammo a Palermo ed acquistammo untrasmettitore FM. Non c’era scelta, il trasmettitore era impostato sulla frequenza di 102,300 Mhz, che divennecosì, per caso, la frequenza ufficiale di RTC.

E così iniziarono le trasmissioni, in via Turretta, in un locale angusto, scomodo, basso (al secondo piano di unvecchio edificio). L’antenna omnidirezionale comprata assieme al trasmettitore, era appena sufficiente per coprirealcune parti della città. La radio però si sentiva benissimo a Marsala: la nostra posizione, vicino al porto, cipermetteva di approfittare del potere di riflessione del mare (a quelle frequenze la superficie acquosa trasmette ilsegnale a grandi distanze).

Passata l’estate, ci spostammo in un nuovo e più ampio locale, in Via vespri, dove potevamo godere di unaposizione più baricentrica rispetto all’abitato di Trapani, e di un’altezza del palazzo tale da consentirci una diffusionedel segnale molto maggiore. Grazie al contributo di Salvo Calvagna, un tecnico di Radio CTA Catania, venuto aTrapani per rimettere in funzione la Funivia di Erice, migliorammo i nostri apparati tecnologici. Salvo ci ha regalato lo“sfumetto”, un circuito elettronico collegato al mixer che usavamo per abbassare la musica quando si parlava almicrofono. Ma Salvo è stato uno stimolo a migliorare i nostri programmi sia tecnicamente che musicalmente. Che persona eccezionale!

Poi, nel mese di Ottobre 1976, io e Cicci andammo allo SMAU, a Milano per fare acquisti. Tornammo con nuovoamplificatore valvolare per spingere la potenza del segnale molto più lontano, ed un mixer bellissimo della CRL diLecco, dotato di molti più canali, effetti sonori, ingressi audio di fonti diverse.

La Radio aveva potuto acquistare queste attrezzature grazie alla pubblicità che veicolavamo. E’ così che è nataRadio Trapani Centrale.

Ma veniamo alla conduzione della radio ed alla sua gestione. Intanto, il numero di telefono.

Ǫuando potemmo farlo, acquistammo una linea telefonica dalla SIP, l’allora monopolista italiano del settoretelefonia. Ci venne assegnato il 21021. Che mito, quel numero! Allora i telefoni non avevano i pulsanti, ma la ruotanumerata con i fori per infilarvi le dita e comporre i numeri da chiamare. Ǫuel numero era facile e veloce da fare, percui i nostri ascoltatori ci contattavano con una estrema facilità.

Allora, i numeri di telefono erano pubblicati annualmente negli elenchi telefonici, che erano due: l’Elenco degliabbonati e le Pagine gialle. Si trattava di due libri che ogni anno SIP distribuiva con il passaggio di porta in porta.Orbene, il 21021, prima che di RTC, era stato il numero di una caserma dei Carabinieri della nostra provincia.Pertanto, anche dopo la

 

riassegnazione ad RTC, nell’elenco del 1976 quel numero non era associato ad RTC ma ai CC, col risultato checapitava spesso di sentire all’altro capo del telefono personale dell’Arma iniziare una conversazione credendo inassoluta buona fede di parlare con colleghi Carabinieri. Siamo così riusciti ad avere, senza volerlo, informazioni sufatti importanti del territorio: incendi, furti, attività dolose di varia natura, assegnazione di incarichi, etc.

Naturalmente, dopo avere diligentemente ascoltato cosa ci dicevano dall’altro capo del telefono, provvedevamo adinformare i malcapitati che avevano chiamato il numero sbagliato, e che dovevano aggiornare l’agenda. Che storia!

La Radio per noi era una radio libera, democratica, aperta a tutti. Tutti i nostri collaboratori, non solo i soci, potevanoproporre il genere musicale preferito e organizzare la scaletta delle trasmissioni in piena libertà.

Poche ma fondamentali le regole da osservare, essenzialmente legate al rispetto dello stato democratico:

  1. Essere antifascisti, come da dettato della nostra Costituzione
  2. Non aderire ad associazioni segrete o occulte
  3. Contrastare la mafia ed il malaffare, senza
  4. Combattere la violenza, deprecare le

Ǫuesta nostra apertura al nuovo, all’altro, all’esterno, ogni tanto è stata scambiata per incapacità a coordinare eguidare le attività. Ma il bello era proprio questo: lasciare tutti liberi di esprimere le proprie opinioni ed i propri gusti,senza blocchi preventivi.

Forse per questo qualcuno ci può avere considerato degli “utili idioti”, nel senso che si è inserito nella nostra rete neltentativo di promuovere attività personali sia politiche che imprenditoriali. Tutti coloro che pensavano di avere a chefare con un gruppo di giovani viziati che andavano soggiogati o “guidati” non aveva fatto bene i conti con RTC.

Ricordo lo “spin-off” di Radio Sprint, nata dopo che era diventato evidente che il personalismo non era benvenuto tranoi e che non ci poteva essere uno più uguale degli altri, o che sfruttava a proprio personale vantaggio lo strumento danoi creato.

Non è l’unico esempio che posso fare, ma è quello che maggiormente ci ha fatto crescere e diventare una realtà piùforte, grazie anche al contributo di Tanino Rizzuto, che coinvolgemmo come nostro Direttore responsabile.

Non siamo mai stati dei bamboccioni indolenti o dei ragazzini viziati che si potevano permettere di fare radio grazie aisoldi di papà. Nulla di tutto ciò. Pochi soldi avevamo e tutto quello che abbiamo costruito ce lo siamo guadagnatocon impegno, dedizione, sacrifici anche personali.

Anzi, per noi la radio non era semplicemente una radio di “lotta contro il sistema”, di “denuncia sociale tout court”. Pernoi la radio era una iniziativa, una scommessa attiva, una proposta più che una critica sterile. La denuncia laattuavano le nostre attività, più che le parole, la gestione delle comunicazioni tra e con i cittadini sia in tempo di paceche durante il famigerato alluvione.

E se non ci fosse stato Paolo (Salerno) a organizzare, brigare, gestire, fare centomila attività, non so se RTC sarebbestata quella che è diventata.

Ricordo con grande rispetto e profonda gratitudine due illustri sconosciuti che ci vennero a trovare e si misero adisposizione per aiutarci. Due grandiosi personaggi che hanno fatto grande

 

RTC: Roberto Manuguerra e Vito Gervasi (il ricordo della personalità, sincerità, bravura di Vito non si può cancellare).

L’oggi di RTC.

Dedico queste ultime riflessioni a chi pensa che la Radio, Radio Trapani Centrale, intendo, sia una storia che èterminata in quegli anni, conclusa per sempre.

Fino al nostro ultimo incontro avvenuto due anni fa circa, con Cicci, una sera a cena sul lungomare di PortoEmpedocle, ci immaginavamo come sarebbe stato elettrizzante fare radio adesso, che il mondo della politica harubato il palco alla satira, per dare evidenza ad una serie di barzellette umane che fanno scempio del pensiero e siauto promuovono a statisti. Un mondo dove il ribaltamento della verità ha portato all’emersione di un magmaindistinto di puttanate erette a diritto universale (contrapposto ai nuovi “reati universali” creati per diffondererancore, odio, delusione. Roba forte, per uomini duri, mica per mammole).

Oggi mi immagino di raccomandare a tutti: Ma come, non avete ascoltato la trasmissione di Cicci e Roberto di domenica scorsa?

Al posto del poeta metrodidatta che declamava i suoi versi “Chiare e fresche dolci acque di … merda” e “tutto dicacca mi voglio vestire …” adesso quei due sacripanti intervistano politici e uomini noti, sputtanandoli a dovere.

Mi immagino una loro intervista all’ex ministro Saint Julien, dopo che la sua squaw indiana gli ha lacerato il cuoio capelluto nel tentativo di fargli lo scalpo.

Ǫuasi quasi mi vengono i brividi a pensare Cicci che intervista il Ministro Orson, di ritorno da Gijader, dove hafrequentato un corso serale di lingua italiana. E poi la spiegazione di Valdinetto che, dopo avere sentito Orson, dichiarache i Promessi Sposi sono troppo difficili per essere letti al Liceo.

E che dire dell’invito in studio del Ministro Nordix, che ai nostri microfoni potrebbe dichiarare di amare la natura esoprattutto la coltivazione di quelle piante che danno dei frutti tondi da cui si estrae un liquido aromatico? A Robertoche gli chiede se si tratti dell’ulivo, Nordix avrebbe potuto rispondere: no, quello è verde. Io preferisco i liquidibianchi o rossi, ma sempre patriottici sono, come il verde richiamano il tricolore!

Evviva! Evviva RTC!

Scopri gli altri articoli del blog