Sono passati 50 anni… sembra che Rtc sia come una sonda , una navicella spaziale mandata a esplorare, sperimentare altri sistemi solari, lanciata in onda fuori dall’orbita usuale… e che invia ancora segnali radio, segnali di vita che dal passato arrivano ancora fino a noi .

Segnali strani rispetto a quelli correnti, ma struggenti, attraenti… forse è ancora un ufo per il tran tran quotidiano!!

-l’idea : RTC inizia a trasmettere nel 1976, ma per capire come si è arrivati a quel lancio straordinario bisogna fare un passo indietro… sino all’estate del 1975.

Insieme a mio fratello, all’amico Orazio Mistretta ed alla compagnia di allora rivedo-credo al cinema Ideal- il film “American Graffiti”: stavolta non ci colpiscono soltanto le musiche o le avventure giovanili narrate : rimaniamo colpiti dal fatto che musiche e vicende d’amore, di guerra, ecc. trovavano accoglienza in un formidabile contenitore  (un altro asteroide o una astronave aliena ), cioè una emittente radiofonica – esistita realmente- una sorta di radio pirata antesignana delle radio libere, nella quale  al microfono c’era Wolfman Jack o Lupo solitario che mixava ottima musica e telefonate dei ragazzi con i loro problemi esistenziali, familiari , sociali: uno con cui far sentire la propria voce e con una voce da ascoltare.

Ecco la scintilla è stata questa: una radio che desse voce, ascolto e suono al mondo giovanile.

Quell’idea ci ha stregato: febbrilmente pensavamo a come realizzarla, a come farla diventare realtà. Perché, caro Paolo, quell’idea era un sogno ad occhi aperti: nel senso che vedevamo, sentivamo ed appartenevamo già ad una realtà giovanile anni luce distante da quella modaiola e ufficiale rappresentata dai media tradizionali. Nelle nostre case, nelle nostre “musicassette” e nei nostri dischi sentivamo musica diversa da quella tradizionale e parlavamo di cose, idee inespresse nei canali ufficiali. C’erano fermenti, parole, esperienze non conformi all’immagine del mondo giovanile veicolata dalla Rai e dal mercato culturale di allora e diverse anche dal mondo adulto.

Ecco Rtc è stata anche la presa della parola da parte di alcuni ragazzi altrimenti votati al silenzio o a parlare solo la lingua dominante ed a rinunciare alla loro espressività.

Radio Trapani era nell’aria : bisognava inondarla, riempirla di onde sonore diverse. Con entusiasmo, coraggio, allegria e amicizia.

-gli ostacoli : se qualche ragazzo di oggi leggesse queste righe, si stupirebbe di sapere che l’ostacolo più serio era una cosa che si chiamava MONOPOLIO ! Dagli anni ’20, passando per l’Eiar fascista sino alla Rai non ci potevano essere altri trasmittenti se non di stato, meno che mai in Fm (solo in Am). Questo monopolio non era solo tecnico, ma anche politico : era il monopolio del conformismo, del dettare le regole su cosa dire, fare, ascoltare, suonare… Inaccettabile per una creatura anticonformista come RTC !! Che ha difatti ha infranto tale monopolio il 25 aprile del 1976 : data scelta non a caso perché è il giorno della liberazione. In tutti i sensi. Fu un atto di disobbedienza civile, culturale, perché solo nel luglio del 1976 arrivò la sentenza definitiva della Corte Costituzionale che liberalizzava l’etere in fm. Ma valeva la pena di correre qualche rischio. Ecco perché RTC è sempre stata “l’altra radio”, e non solo la prima a Trapani, perché era alternativa a quel dinosauro, a quel fossile rappresentato dal monopolio di stato!

Poi è stata alternativa anche alle altre radio.Ed affine al movimento delle radio libere: radio Alice è del febbraio 1976 , radio Aut dell’aprile 1977. Un movimento generazionale, mediatico e “radioattivo” scrivono gli studiosi .

Un altro ostacolo poteva essere il predicare nel deserto o l’autoreferenzialità … per questo i tre ideatori-sognatori hanno aperto l’iniziativa ai soci fondatori reperiti a scuola, nelle compagnie: persone che con generosità, competenza e disponibilità hanno contribuito a realizzare quel sogno. Sarebbe bello che ognuno di loro raccontasse cosa è stata RTC per la propria vita.

Perché è stato straordinario che quel gruppo di ragazze e ragazzi si sia impegnato a creare, produrre, costruire qualcosa di nuovo, autentico a Trapani e non si sia limitato ad imitare, riprodurre, copiare stili di vita stantii e improduttivi; ed è stato importante che siano stati capaci di non essere più soltanto ascoltatori, ricettori passivi della voce del padrone ma anche trasmettitori, inventori attivi di una voce libera, diversa, genuina. Non c’erano padroni a RTC, e nessuno era sotto padrone : per questo RTC era libera. “Ma libera veramente” cantava Finardi.

Per socializzare ancora di più l’iniziativa abbiamo fatto anche una sottoscrizione popolare: casa per casa, scuola per scuola… in alcuni casi mi chiedevano perché costruire una radiolina portatile oltre quella che portavo con me per far sentire le trasmissioni sperimentali…era il clima di ingenuità del tempo. Comunque l’impronta di RTC era votata al pluralismo : guardo alcune foto di allora : una pizzata…una fiera tecnologia … e rivedo con affetto ed ammirazione tante personalità diverse: ognuno con competenze musicali, culturali differenti : rock, pop, classica, jazz , politica, poesia, informazione, allegria e tanto altro hanno convissuto liberamente nei programmi della radio ed hanno prodotto un mix unico, sincero, innovativo. Anni fa mi hanno detto che siamo stati pionieri…ok, grazie. Semplicemente non abbiamo rifatto il verso a nessuno e abbiamo fatto qualcosa di diverso. Abbiamo un po’ cambiato il costume di Trapani ? Certo, sì…ma è importante dire che con la città siamo cambiati anche noi. Ed anche di questo sono grato a RTC.

L’ostacolo-luogo… già dove fare la sede della Radio ? Avevamo pensato anche al secondo piano di casa nostra (sede di un mitico club) …ma era distante e troppo personale. Ed allora troviamo due stanze in Via Turretta, nel cuore antico della città, in cima ad un palazzo nobiliare. Per quelle scale abbiamo portato l’antenna , il trasmettitore , dischi e giradischi e poi la credenza di mio Nonno e i suoi tavoli dismessi, e poi i cartoni d’uova per insonorizzare la stanza… rifarei tutto anche domani mattina. Come si vede genuinità e sana ingenuità. Ed ogni ostacolo si supera.

Da lì in poi centinaia di ore di trasmissione avrebbero inondato l’etere trapanese … ma mi rivedo sul mio ciao giallo correre da una parte all’altra della città nei giorni precedenti per capire se si sentiva la musica, se arrivava il segnale… e che felicità sentirla!!

Per quanto riguarda il trasmettitore, forse Orazio lo ricorda, stranamente non arrivava mai a chi lo avevamo ordinato…fino ad un certo punto. Poi vuoi o non vuoi è arrivato.

L’ostacolo-news…prima dell’inizio delle trasmissioni eravamo stati intervistati dal GDS ed era nata l’idea di collaborare con quella testata per fare notiziari ed inchieste. A pochi giorni dall’inizio delle trasmissioni GDS si sfila per altre offerte. Ricordo che scoraggiati ci siamo chiesti come fare… ma a quell’incontro partecipò in via amichevole Salvo, un ragazzo catanese che si trovava a Trapani in quanto tecnico della funivia (con lui, io ed Orazio abbiamo fatto l’ultimo viaggio di quella funivia) ed amico della nostra iniziativa. Salvo ci ha esortato a non mollare ed a guardarci intorno.

L’indomani RTC si è incontrata con lo straordinario gruppo del giornale L’Ora : Tanino Rizzuto, Peppe Occhipinti, Valeria Veltroni ci hanno fatto spiccare il volo e ci hanno fatto vedere cosa è il vero giornalismo appassionato, onesto e mai prono a nessuno. Il diritto di cittadinanza di una libera informazione e di una libera trasmissione di musica e pensieri non conformi era assicurato.

Ricordo il primo giorno di trasmissione : parte l’inno e poi mio fratello legge un discorso sulla libertà di espressione e sulla necessità di abolire il monopolio, poi parte la sigla del notiziario- il brano era Tamale dall’ Lp “Valle dei Templi” del gruppo Perigeo che qualche mese dopo, alla fine di un concerto, sarebbe stato nostro ospite a tarda notte proprio in via Turretta – ed io e Peppe Occhipinti – emozionantissimi – leggiamo le news. Incrocio lo sguardo di mio fratello e senza parole ci diciamo che ce l’avevamo fatta.

L’ostacolo-dischi : ognuno portava i propri ma l’offerta musicale doveva andare al passo con i tempi ed ecco l’incontro generoso e imprescindibile con BABONAKI ossia l’acronimo del nuovo negozio di dischi proprio in Via Turretta !!! L’acronimo si riferiva ai proprietari del negozio: Battaglini – Bob Naso – Chirco (mi pare). La gratitudine nei loro confronti è immensa.

Ricordo che un pomeriggio, lungo corso Italia, Bob Naso mi da un passaggio con il suo maggiolino verde sino a Via Turretta … e ascoltando Charlie Mingus mi fa capire che stavamo facendo la cosa giusta.

Quando abbiamo traslocato in Via Vespri la radio era ormai una realtà in crescita ed in continua evoluzione. Finirei questa lettera con alcuni aneddoti che dimostrano quanto fosse diventata importante per la citta’.

Durante l’alluvione del 1976 RTC rimane l’unica emittente a trasmettere 24 ore su 24 : via Vespri era un fiume in piena, le saline che vedevamo dal balcone erano mare aperto.Rimaniamo una decina nella sede e decidiamo a microfoni aperti di dare e ricevere notizie da tutti . Collaboriamo anche con i Vigili del fuoco e le istituzioni per dare notizie sulla pericolosità, sulla viabilità ed anche per dare notizie brutte su dispersi o su allagamenti. Ricordo che i condomini ci hanno aiutato e con una prolunga telefonica abbiamo raddoppiato le linee disponibili. E ci hanno fornito anche di un canotto con il quale io, Orazio e Gaspare decidiamo di uscire a mezzanotte per vedere le condizioni in cui versava la città . Ricordo che mi misi a prua con il leggendario registratore Philips sul quale riversavo tutti i miei commenti, poi mandati in onda, esplorando quella Venezia stralunata e sconvolta che era diventata Trapani : semafori impazziti, correnti forti, acqua alta ovunque… all’altezza del cinema Royal vediamo in un negozio una commessa sdraiata su un armadio attendere con pazienza soccorsi.

Risaliamo, remando, via Fardella incontrando solo qualche mezzo dei pompieri in un buio minaccioso.All’altezza della Villa Margherita l’acqua era scesa ed entriamo nella sede del giornale L’ora, dove troviamo Peppe e Valeria, da veri giornalisti, fare il loro mestiere a lume di candela.

Siamo usciti anche la mattina seguente in una via Vespri più simile al Canal Grande e con la gente che dai balconi ci diceva di aver seguita l’infinita diretta della radio.

Poi Rtc și è resa protagonista della raccolta viveri e vestiario insieme alla Parrocchia di Santa Teresa, della distribuzione di beni di prima necessità ,dello spalamento  del fango e delle proteste per realizzare il canale di gronda… si vociferava del conferimento di una medaglia al valor civile alla Radio…ma quale migliore soddisfazione si può avere dell’essere stati utili alla città in cui si vive?

Un secondo aneddoto vede protagonista il giudice Falcone…

Al rientro da scuola ci telefonano allarmati dalla Radio, dicendo di venire subito perché c’era una emergenza. In radio troviamo un po’ di polizia, Roberto e Vito che trasmettevano e seduto di fronte a loro il Questore…il quale ci spiega che Falcone era stato preso in ostaggio da un detenuto nel carcere di Favignana e che l’avrebbe rilasciato solo dopo aver comunicato le proprie richieste a radio Trapani . Ci sediamo al posto dei preoccupati Vito e Roberto e diamo la parola al giudice che ci rassicura : facciamo parlare il detenuto e tutto si sarebbe risolto.

Era Lui a rassicurare noi, non viceversa. Così abbiamo dato la parola al detenuto e scongiurato ogni pericolo.

Un terzo aneddoto riguarda un bellissimo programma interamente pensato e realizzato, autogestito dalle ragazze in occasione dell’anniversario del massacro del Circeo avvenuto nel settembre del 1975: è stato un esempio di lindore, dignità, pulizia morale ed autonomia elevatissimo.Allora si parlava di bieco maschilismo, oggi di incancrenito patriarcato, ma le donne non hanno smesso di pensare e resistere e di far sentire la propria voce. Come cantava Finardi “se una radio è libera ma libera veramente …libera la mente …perché non si smette di pensare”.

Come vedi ,caro Paolo, di cose vissute e da raccontare ce ne sono :tra centinaia di persone e centinaia di programmi (si pensi alla redazione sportiva con le partite avventurosamente in diretta) c’è solo l’imbarazzo della scelta. E tocca a chi trasmetteva, curava, organizzava raccontare.

RTC era una creatura in perenne metamorfosi, mai ripetitiva : sorprendente per la sua evoluzione e trasformazione :merito di chi la faceva giorno dopo giorno.

Davvero forse le parole più giuste e più belle per rievocarla sono i nostri nomi, tutti i nomi di chi la ha vissuta e voluta e se inizio a scriverli non la finirei più :

Cicci,Ninni,Orazio,Maria Pia,Rocco,Antonella, Roberto & Vito, Paolo,Alfonso, Massimo, Wally, Lino,Giorgio …e ognuno si aggiunga a questa lista… io sono frenato dall’ emozione.

Un ultimo indelebile ricordo : agosto 1976, undici di sera, finisco di trasmettere e cedo il posto a mio fratello. Scendo a comprare due pizze da Pipitone e mi appoggio al bancone in attesa.

Sento da una radiolina la sua voce che annuncia “Atlantide” di De Gregori e mi sorprendo semplice ascoltatore, in un posto che non sa chi sono e che fino a cinque minuti prima ero con lui a trasmettere. Sento che mi piace ascoltarla, sentire i commenti e poi torno in radio.

Puoi immaginare cosa darei  per sentire ancora quella voce, quella canzone, quella Radio.

Un abbraccio Ninni

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