RTC 50 ANNI, la testimonianza di Tanino Rizzuto
Era una domenica quel 25 aprile 1976. Alle 15,30, dallo studio di Palazzo Riccio di San Gioacchino in via Turretta, in centro storico, RTC – Radio Trapani Centrale – FM 102,330 iniziava le sue trasmissioni (poi si trasferì in via Vespri 179). Nasceva così la prima radio libera in provincia di Trapani, una terra difficile, con una forte presenza mafiosa ma con tanti giovani che si battevano per il cambiamento.
In quella Trapani grigia, città difficile, ancora lontana dall’esplosione mediatica delle emittenti private, un gruppo di giovanissimi studenti universitari e liceali, diede vita a RTCpartendo con una sottoscrizione popolare nelle scuole e tra i cittadini per comprare le attrezzature. Fu molto più di un esperimento tecnico o di una passione giovanile: la nascita di RTC rappresentò, subito, una rottura culturale, un nuovo modo di comunicare e fare informazione, di partecipare alla vita pubblica, di dare voce a chi voce non l’aveva.
Un numero telefonico facile per telefonare alla radio 21.0.21, per anni fu il telefono più conosciuto di tutta Trapani.
Si partì alla grande con il primo Giornale Radio letto dalla giovanissima Alessandra Camassa e con le prime trasmissioni musicali. Grande l’interesse e la curiosità tra i giovani per la nuova radio.
RTC parte, per iniziativa di Cicci e Ninni Novara, all’inizio come una srl, ma dopo pochi mesi diventa una cooperativa di produzione con soci gli studenti del Liceo e dell’Università. Si trasmetteva in diretta dalle 7 a mezzanotte e mezzo (nei fine settimana diretta 24 ore su 24).
In 7 lavoravamo al Giornale Radio. In 13 nel settore musicale-organizzativo. Nella redazione sportiva erano in cinque. In totale i collaboratori interni ed esterni una quarantina. Tutti volontari.
Cinque giornali radio al giorno (trasmettevamo dallo “Studio Centrale”, per sentirci importanti!!), un servizio speciale al giorno, una inchiesta al giorno, una tavola rotonda alla settimana.Collegamenti in diretta con la città, con le scuole (le proteste degli studenti), con le fabbriche, con le zona terremotate del Belice, con i Palazzi di Giustizia (processi alla mafia), con i Consigli Comunali, con gli stadi per trasmettere in diretta le prime partite via telefono.
Nessuno di noi aveva esperienza di radio. Ci siamo inventati radiocronisti ed abbiamo creato un modo nuovo di dare le notizie, commentarle, approfondirle, scavando sui retroscena. Un giornalismo d’inchiesta, tra la gente. Una voce scomoda che tentava di scardinare i disegni dei potenti della città.
Memorabili alcune dirette del “Radio Trapani Giornale”, come quella dell’8 ottobre 1976, durata sette ore, sul sequestro, da parte di un bandito calabrese, del giudice Giovanni Falcone nel supercarcere di Favignana. O la super diretta del novembre 1976, che durò sette giorni e sette notti, e raccontò la tragica alluvione (16 morti) di Trapani. La radio lanciò una denuncia popolare – seimila firme raccolte in pochi giorni – “per disastro colposo contro i responsabili dell’alluvione”.
In un’epoca in cui l’informazione era fortemente monopolizzata, la radio libera portò nelle case dei trapanesi voci nuove, una informazione libera dai condizionamenti, linguaggi freschi, immediati e diretti, musica contemporanea e soprattutto uno spazio aperto al territorio. I microfoni di Radio Trapani Centrale diventarono un luogo di confronto, di racconto quotidiano, di denuncia, di inchieste giornalistiche. Abbiamo trasmesso, più volte, le assemblee di redazione in diretta coinvolgendo gli ascoltatori nella preparazione dei palinsesti. Il bilancio della radio era pubblico.
Per le ragazze e i ragazzi, e per me che del Giornale Radio di RTC ne ero il direttore responsabile, fu una palestra di libertà e creatività. Non solo ascoltatori, ma protagonisti: cronisti, speaker, conduttori, tecnici, autori, animatori di un cambiamento che intrecciava musica, buona informazione, politica, cultura, sport ecostume. In quelle trasmissioni si formò una generazione capace di comunicare, di organizzare, di immaginare un futuro diverso.
Per la comunità trapanese, RTC fu, per molti anni, un sicuro punto di riferimento e un collante sociale. Raccontava il territorio, ne amplificava i problemi, contribuendo a far crescere un’altra Trapani.
A distanza di cinquant’anni, Radio Trapani Centrale resta il simbolo di una stagione irripetibile, in cui la libertà di parola si trasformò in partecipazione concreta e in memoria collettiva.
Ci rivediamo, 50 anni dopo, sabato 25 aprile 2026, al Museo di arte contemporanea San Rocco, in via Turretta, per fare una speciale assemblea di redazione di RTC, per raccontarci le esperienze vissute insieme. Convinti di aver fatto un buon lavoro.
Grazie Radio Trapani Centrale.